RICORDARE: perché?

Avete mai immaginato di vivere in un mondo senza  memoria? Dove i minuti presenti scorrono veloci senza lasciare alcuna traccia di quelli appena passati? Saremmo individui privi di tutto: di saperi, di ricordi, di cose da dire, da raccontare, da ascoltare; vivremmo rimanendo sconosciuti persino a noi stessi, estranei per chi ci sta intorno, ignari del posto da cui veniamo e di quello verso cui andiamo.

Com’è noto,  il passato è condizione necessaria per la nostra stessa esistenza; esso è  strettamente connesso al futuro, e adesso lo dimostra anche uno studio della University College di Londra. Secondo la ricerca condotta da Eleanore Maguire, chi soffre di amnesia non solo dimentica il passato, ma non riesce nemmeno a immaginare il futuro. È sufficiente questo per comprendere la gravità dell’offesa che ci autoinfliggiamo quando, intenzionalmente, tappiamo le nostre orecchie perché il nonno ci sta parlando dei suoi tempi, di quei giorni in cui la fame torturava le pance, e la felicità stava nascosta in un pezzetto di pane. Sembra quasi che ci spaventi l’idea di dover dare voce a qualcosa che ci suona come vecchio, lontano, inusuale, andato, finito. Noi ci sentiamo moderni, onnipotenti, eterni, unici, figli di un nuovo secolo che non ammette rallentamenti per potersi guardare alle spalle: dobbiamo correre, proseguire freneticamente, per andare  in contro al futuro che ci attende e che però non sappiamo nemmeno bene dove sia.  Troppe volte,però, dimentichiamo di chiederci: “Cosa siamo noi se non ciò che altri, sono già stati?” Percorriamo sentieri sicuri e, se li troviamo già spianati, è soltanto perché qualcuno, prima di noi, ha sradicato  le erbacce e ha tracciato la via.

Questo blog nasce, allora, dal desiderio di raccogliere e descrivere (dopo personali ricerche, e attraverso  documenti inediti), i misteri, le tradizioni, le credenze e le usanze di un tempo che è stato,  e che, ammettiamolo, ha plasmato questo presente che chiamiamo “nostro” ; un universo da molti dimenticato, non abbastanza considerato, eppure  tanto affascinante da non meritare di morire con chi lo ha vissuto.

Per tutte le volte che non ho prestato ascolto ai miei nonni; che non ho dato loro l’attenzione che meritavano quando mi ripetevano i nomi di tutti quei visi immortalati in una foto in bianco e nero. Oggi che loro non ci sono più, vorrei dare un’identità a quei volti grigi, ma non posso…

Se solo avessi ascoltato!