Tintarella di luna

violette

Che la pelle bianca sia stata, in passato, sinonimo di nobiltà non è un mistero per nessuno.

Come apprendiamo da numerose fonti, l’abbronzatura era peculiarità delle classi povere, in particolar modo dei contadini che erano costretti a lavorare i campi sotto i cocenti raggi del sole.

I nostri avi hanno messo a punto numerosi rimedi per riuscire a conservare il candore della carnagione, soprattutto quella delle fanciulle. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che un colorito candido poteva attirare l’attenzione di un giovanotto di buona famiglia, lasciando sperare anche alle fanciulle più povere di poter contrarre un fortunato matrimonio.

Uno di questi metodi, ad esempio, consisteva nel tamponare quotidianamente la pelle con un batuffolo imbevuto di una miscela composta da acqua fresca e aceto di riso.

“Ma cosa c’entrano le violette in foto?”, vi chiederete. Beh, ecco svelato il mistero!   Tra le varie ricerche che ho effettuato, è spuntato fuori un metodo davvero curioso e affascinante, dal sapore quasi  fiabesco. “Il rito primaverile” è il nome con cui viene presentato all’interno di un libro, stampato nel 1970, ma che riporta notizie relative al 1600. Il testo raccoglie descrizioni, dichiarazioni, dei veri e propri verbali di ispezione stilati da un prelato a seguito delle proprie visite alle varie parrocchie in giro per l’Italia.

Nella foto sottostante, scattata al libro in questione (che gelosamente conservo), potete leggere finalmente in cosa consista questo antico rito. Cosa ne pensate?

 

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Molise a tavola ha detto:

    Una storia bellissima: non la conoscevo!

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  2. universitate20 ha detto:

    Ho una pelle bianchissima, quasi che riflette i raggi del sole. Vedere ad agosto tutti gli altri super abbronzati un pò di rabbia mi fa! Adesso, però, leggendo il tuo racconto, attenderò con ansia l’arrivo della primavera per raccogliere le violette!!

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